Beh il primo giorno di lezione il professore aveva detto che avrebbe adottato un metodo un pò atipico per sostenere l’esame, ma non pensavo che si arrivasse a questo. Tenere un blog per tre mesi???Questo era l’esame????Ero a dir poco scettica…e invece… mi sono divertita, ho imparato a fare qualcosa di pratico (finalmente!) ed ho anche ottenuto un voto per questo… vi sembra poco???Ma soprattutto dopo un esperienza del genere ho capito che esistono ancora professori che amano Insegnare… che esistono ancora professori che amano il loro lavoro e che ancora credono in quello che fanno…che esitono ancora professori che credono nei giovani e hanno voglia che questi apprendano realmente qualcosa…che esistono molti ragazzi che come me pensano che tanto a questo mondo faccia schifo, ma che vale sempre la pena di provare a fare qualcosa…qualcosa di diverso. In questi mesi sono entrata in tanti piccoli mondi…diversi e unici questa è stata la vera esperienza, che non mi permatterò Mai di classificare come “ESAME SOSTENUTO”!Grazie a tutti!
Coltivare le connessioni al giorno d’oggi sembra un’ ardua impresa. Le persone hanno sempre qualcosa di più importante da fare sempre e in qualunque momento. Non si ha più tempo per gli amici, per i figli o per leggere un libro. Tutto è visto e sentito come qualcosa da fare in un altro momento.
Vorrei citare alcune parti di un brano di “Come un romanzo” di Daniel Pennac. La lettura è il tema portante del libro, ma vi sono dei passaggi, come quello che riporto di seguito, che possono avere una valenza, a mio parere, universale e riferirsi anche alla possibilità o meno di coltivare le connessioni.
“Si, ma a quale dei miei impegni rubare quest’ora di lettura? Agli amici? Alla tivù? Agli spostamenti? Alle serate in famiglia? Ai compiti? Dove trovare il tempo di leggere? Grave problema. Che non esiste. Nel momento in cui mi pongo il problema del tempo per leggere, vuol dire che quel che manca è la voglia. Perchè a ben vedere, nessuno ha mai tempo di leggere. Nè piccoli, nè adolescenti, nè grandi. La vita è un perenne ostacolo alla lettura. (…) Il tempo per leggere è sempre tempo rubato. (Come il tempo per scrivere, d’altronde, o il tempro per amare.) Rubato a cosa? Diciamo, al dovere di vivere. (…) Il tempo per leggere, come il tempo per amare, dilata il tempo per vivere. Se dovessimo considerare l’ amore tenendo conto dei nostri impegni, chi si arrischierebbe? Chi ha tempo di essere innamorato? Eppure, si è mai visto un innamorato non avere tempo per amare? Non ho mai avuto tempo per leggere, eppure nulla, mai, ha potuto impedirmi di finire un romanzo che mi piaceva. La lettura non ha niente a che fare con l’organizzazione del tempo sociale. La lettura è, come l’amore, un modo di essere. La questione non è di sapere se ho o non ho tempo per leggere (tempo che nessuno d’altronde mi darà), ma se mi concedo o no la gioia di essere lettore.” (“Come un romanzo”, Daniel Pennac, p. 99-100, Universale Economica Feltrinelli, Milano 2007, traduzione di Yasmina Melaouah).
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Vorrei segnale il link di un sito http://www.abar-tu.it.
A.B.A.R.T.U. onlus è un’associazione costituita nel 1991, con lo scopo di fornire assistenza ai bambini, agli adolescenti reumatici e ai giovani adulti colpiti dalle seguenti patologie: artrite idiopatica giovanile, lupus eritematoso, kawasaki, dermatomiosite, vasculite, sarcoidosi, sclerodermia, sindrome schonlein henoch. Questa associazione opera presso l’ Ospedale pediatrico Meyer e l’ospedale di Careggi di Firenze. Per chi fosse interessato consiglio di leggere la sezione dedicata alle patologie reumatiche.
Per fare una donazione:
A.B.A.R.T.U. onlus
Viale Pieraccini, 24, 50139 Firenze
Associazione Bambini e adolescenti reumatici, servizio di reumatologia pediatrica
Clinica Pediatrica III, Meyer Firenze
C.F. 94036300484
Conto corrente postale N°11690500
oppure
Conto corrente bancario c/o Cassa di Risparmio di Firenze Codice IBAN: IT75A0616002807000300300C00.
Informazioni più dettagliate sono comunque reperibili sul sito.
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Nel suo articolo Stephen Downes parla molto chiaramente delle sette abitudini di persone altamente connesse. Riassumendo molto brevemente i punti principali dell’articolo, una persona si può definire altamente connessa se ha determinati comportamenti:
Reattività ai contenuti già presenti nel web: la creazione da parte del singolo dovrebbe partire in risposta a contenuti già presenti sul web, dovrebbe quindi essere una reazione a concetti precedentemente espressi.
Seguire il flusso: rispettare e arricchire le opinioni espresse sul Web evitando di andare per forza controcorrente.
Connettività: il collegamento on line è ormai alla base della comunicazione odierna e rimanere fuori da questo universo non è quasi più possibile.
Condivisione: l’importante è condividere quello che si ha con gli altri utenti connessi anche se sul momento non si ha niente in cambio.
RTFM: ossia leggi i manuali; se non capiamo una cosa o abbiamo un problema basta cercare nel web, le risposte sono lì a disposizione di tutti e noi, a nostra volta, possiamo arricchire queste risorse.
Cooperazione: nelle relazione face to face le persone collaborano per raggiungere un obiettivo comune. On line le persone cooperano, non si impongono ed esprimono le loro idee in maniera più libera.
Essere se stessi: le relazioni che si vanno a sviluppare on line non sono solo fredde e stupide, ma devono basarsi su emozioni; le persone anche se a distanza devono entrare in contatto empaticamente l’un con l’altro.
Naturalmente non presento quasi nessuna di queste caratteristiche. Il mio rapporto con la rete è ancora del tutto superficiale, non tendo ad essere reattiva, non ho tempo di essere connessa, non amo parlare di me e sopratutto non amo scrivere. Il mio rapporto con il web e con gli altri utenti rimane superficiale perchè si limita alla sola osservazione e lettura, allo scambio di mail, contenuti e a qualche visita su facebook. Mi rendo conto che tutto è ancora troppo passivo da parte mia; ogni azione, ogni attività presuppone volontarietà dalla persona che la svolge e forse a me manca proprio la volontà di essere altamente connessa.
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Qualche mese fa una mia amica mi aveva consigliato di iniziare ad usare Delicious; mi aveva spiegato molto semplicemente che grazie a questo strumento potevo reperire in qualsiasi momento e da qualsiasi postazione i miei bookmarks… in parole povere averei avuto i miei “preferiti” a disposizione on line e non più solo sul mio pc. Imparare ad usarlo è stato abbastanza semplice: dopo aver creato un account, ho letto brevemente le cose che mi potevano essere maggiormente utili nella sezione Help, in particolare quelle riguardanti bookmarks e tags. Uso, ancora e purtroppo, il pc soprattutto da casa e per studio, i siti che visito sono quasi sempre gli stessi e non riesco a sfruttare a pieno ogni opportunità che Delicious offre… ma per chi lavora ed è abituato ad usare diversi computer, anche in momenti diversi della giornata, è sicuramente uno strumento formidabile.
Questo è il link al mio account:
http://delicious.com/manuelacm
Buon divertimento!
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Mi sono iscritta a Facebook questa estate… alcuni miei amici, sicuramente più esperti di me per quanto riguarda i Social networking, me lo hanno consigliato. Non ho mai usato Myspace e vari perchè non mi piace raccontarmi agli altri e perchè, in generale, ho sempre avuto qualche reticenza. Inizialmente Facebook mi era sembrato un modo carino per tenermi in contatto con gli amici… per “non perdersi di vista”… oggi mi rendo conto che viene usato solo per spettegolare e farsi i fatti degli altri. Inizialmente arriva il commento alla foto, allo stato, a qualsiasi altra cosa poi i commenti diventano pesanti, volgari, le persone si offendono e scoppiano le liti. E meno male che è un Social Networking! A me sembra piuttosto di essere finita in un programma televisivo… un Grande Fratello sul Web dove tutti sono spettatori e protagonisti allo stesso tempo! Nel nostro caso Facebook può essere sfruttato nel modo più giusto, ad esempio per la circolazione di informazioni riguardanti l’università… una sorta di passa parola insomma!
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PubMed è un servizio della Biblioteca Nazionale di medicina degli Stati Uniti, è una grande banca dati che raccoglie tutte le tipologie di pubblicazioni mediche. Le citazioni presenti, ad oggi, sono 18 milioni e partono dal 1948.
La ricerca in PubMed può essere eseguita secondo vari criteri: generica, per autore e per pubblicazioni.
Iniziamo con una ricerca generica senza imporre alcun limite:
Search in PubMed for Artrite Reumatoide: 12 ITEMS FOUND.
Circoscriviamo la ricerca, selezioniamo come limiti Humans e Italian… risultato: NO ITEMS FOUND.
Ok, cambiamo i criteri di ricerca, eliminiamo il limite Humans… NO ITEMS FOUND.
Forse è la lingua? Languages… English…8 ITEMS FOUND! Beh nella ricerca iniziale i risultati erano 12… controllando ancora una volta la lingua scopro che 4 articoli sono in portoghese!
Proviamo a selezionare un’altra patologia AIDS, prima in italiano (1118 risultati) e poi in tedesco (4499).
Proviamo adesso con la seconda modalità evitando di porre dei limiti alla ricerca. Selezioniamo due autori: Fernanda Falcini…22 ITEMS FOUND, Valentini Giuseppe 6 ITEMS FOUND.
La terza modalità prevede l’inserimento del titolo di una pubblicazione, non avendo le giuste competenze non ho potuto effettuare la ricerca.
I problemi sembrano quindi essere la portata degli studi per ogni patologia e i limiti posti alla ricerca. PubMed è un valido strumento per la condivisione e lo scambio delle pubblicazioni mediche, chiaramente per chi, come me, non ha le conoscenze adatte, utilizzarlo non risulta molto semplice.
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Usato spesso involontariamente, il PDF (Documento in Formato Portabile) è stato creato per condividere qualsaisi file su qualsiasi computer. L’Adobe System crea il PDF circa qundici anni fa e da allora viene perfezionato costantemente. Utilizzare questo formato porta alla condivisione delle informazioni contenute nel documento. La sua lettura, creazione e stampa è possibile da parte di qualsiasi persona che utilizza Adobe Reader. Si possono creare indici, miniature, inserire filmati o link che rimandino ad altri testi. Naturalmente offre anche delle garanzie: in ogni documento l’autore può inserire una password che vieta la modifica del file, le persone che ricevono o scaricano il PDF possono, quindi, solo leggerlo e stamparlo. E’ sempre giusto poter fornire delle garanzie di protezione, l’importante è non approfittarne…
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Bound by Law utilizza la classica formula del fumetto per affrontare il controverso problema del copyright e del fair use, ma lo fa sfruttando internet! E’ l’esempio lampante di come sia possibile un’integrazione tra “vecchio” e “nuovo” e di come deve essere sfruttata questa integrazione.
Il diritto d’autore nasce e cresce nei paesi anglosassoni. In italia il cammino è tortuoso. Ad oggi, ancora, manca una legislazione che sia al passo con i tempi. Il nostro diritto d’autore si rifà ancora ad una legge del 1941. Chiramente è stato modificato, grazie alla spinta delle direttive europee, ma sostanzialmente il testo di riferimento è quello di una legge di sessant’anni fa. Come si dice? Gli Ultimi saranno i primi!
Proteggere “una particolare espressione del lavoro intellettuale” è fondamentale, ma lo è anche la possibilità di renderla disponibile al pubblico. Le limitazioni e gli interessi economici i gioco sono e saranno sempre troppi, ma in fondo la cultura e la possibilità di diffonderla non sono fattori così importanti!
Ah dimenticavo…
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Nonostante il mondo e la realtà vadano avanti costantemente, l’insegnamento, le materie e l’università stessa sembrano ancorati ad un passato molto lontano. La lezione in aula rimane ancora, troppo spesso, l’unica forma di insegnamento possibile.
Durante la prima fase del mio ciclo di studi ho appreso delle “definizioni base”, subito dopo la laurea ho deciso di iscrivermi alla specialistica di Comunicazione Strategica presso la facoltà di Scienze Politiche, sperando di riuscire a mettere in pratica tutte le nozioni acquisite fino a quel momento. Tutto in quella facoltà, però, era inserito in schemi rigidi: le nozioni venivano ripetute al’infinito, l’impostazione della lezione in aula era sempre la stessa, il linguaggio usato da insegnanti e studenti artificioso, non naturale; e la tecnologia? beh ne parlavamo spesso…sempre, ma non abbiamo fatto niente, MAI. Dopo un anno di corsi, tre esami sostenuti ed un piano di studi che non prevedeva neanche uno stage ho deciso di cambiare corso di laurea.
Quello che molti insegnanti sembrano ancora non aver capito è che la lezione in presenza può fornire allo studente formule di apprendimento riconoscibili e molte volte anche efficaci, ma questa tipologia di insegnamento è ormai insufficente. La formazione oggi giorno DEVE essere integrata con le nuove tecnologie. Il contesto e la realtà globale in cui viviamo presuppongono nuove forme di conoscenza e di apprendimento; gli studenti, soprattuto di un corso di laurea magistrale, sono ormai discenti adulti. Gli insegnanti e l’univesità devono continuare a fornire conoscenze teoriche comuni a tutti gli studenti, ma devono dare anche la possibilità al singolo di poter tracciare un percorso autonomo di apprendimento. La tecnologia è una grande risorsa che l’università dovrà riuscire a sfruttare per poter elaborare nuove forme di insegnamento efficaci per il contesto globale in cui viviamo.
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